Il CAI Napoli contro la Centrale Geotermica di Serrara Fontana

Relazione completa del CAI Napoli su www.cainapoli.it
Ischia Geotermia S.r.l. ha depositato presso il Ministero dell’Ambiente un progetto per la realizzazione di una centrale geotermica basata sull’estrazione di fluidi geotermici, che poi dovranno essere reimmessi nel suolo attraverso appositi pozzi ed un cavidotto da realizzarsi nel territorio di Serrara Fontana. Secondo il CAI Napoli ed altre associazioni, l’impianto, per le sue caratteristiche proprie e per le specificità geologiche e ambientali dell’isola di Ischia, presenta numerosi rischi le cui conseguenze sono ampiamente sottostimate nello Studio di Impatto Ambientale presentato per la procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) dai soggetti proponenti. Le criticità principali rilevate riguardano la possibilità di terremoti superficiali, che possono causare ingenti danni anche se di lieve entità, e l’assenza sia di un piano di protezione civile sia di un sistema di risarcimento economico per le popolazioni coinvolte, gli effetti non calcolabili della reimmissione ad alta pressione dei fluidi estratti in faglie attive e le emissioni di gas Radon (riconosciuto come cancerogeno) in seguito alle perforazioni.
Addetto Stampa Regionale Anna Lisa Golvelli

Ruolo del CAI nel Parco Regionale Dei Picentini

Sabato 18 ottobre, alle ore 17.30, presso l’«Osservatorio della Biodiversità» di Nusco,in contrada Cerri di Sant’Amato
La conservazione dell’ambiente naturale e culturale montano e la conoscenza dei relativi problemi, l’individuazione di idonee azioni di tutela preventiva e la segnalazione di interventi di manomissione degli equilibri consolidati dell’ecosistema della montagna costituiscono argomenti e obiettivi di una efficace gestione del territorio, a cui l’amministratore locale è chiamato a dare la necessaria attenzione. A tutto questo, il Club Alpino Italiano, per le adeguate competenze naturalistiche acquisite dai suoi aderenti, per la frequentazione continua dei nostri monti e per la presenza capillare sull’intero territorio nazionale, può dare un idoneo contributo e a tal scopo la Sezione di Avellino ha promosso e organizzato un incontro di presentazione e discussione per il giorno 18 ottobre 2014, alle ore 17,30, presso l’Osservatorio della biodiversità e sede della sottosezione CAI di Nusco, alla Contrada Cerri di Sant’Amato di Nusco (AV).

Locandina (Pdf)

Corso di Aggiornamento per gli ORTAM della Campania

Tutela dell’Ambiente Montano nel Parco Regionale del Matese

tamNelle giornate del 7 ed 8 giugno 2014 è previsto un incontro di tutti gli Operatori Regionali della Tutela dell’Ambiente Montano (TAM) della Campania presso il rifugio Monte Orso (mt. 1368 s.l.m.) in località Pozzacchio, nel territorio comunale di Castello del Matese. Tale incontro è un corso di aggiornamento e il tema scelto dalla Commissione regionale TAM della Campania è “IL BOSCO, risorsa strategica per la salvaguardia dell’ambiente”. Relatori saranno Pio Ciliberti, dott. forestale, Luciano Santagata, prof. e Speleologo, Simone Merola, OCTAM e presidente della sezione CAI di Napoli, Gianna Volpe, Operatore Naturalistico Culturale del CAI. Il corso prevede una fase teorica ed una fase pratica nelle suggestive faggete che circondano il Rifugio di Monte Orso.

Locandina dell’evento (Pdf)

Escursione TAM per il CAI Benevento

Il bosco di Monte PuglianoSabato 10 Maggio 2014 il CAI Benevento ha organizzato una escursione TAM (Tutela Ambiente Montano) sulle Doline di Monte Pugliano (Telese Terme, BN). All’escursione, guidata da Gianna Volpe (ONC) e Ottorino Volpicelli ha partecipato Gino Guadalupo, Presidente della Commissione Regionale di Tutela Ambiente Montano.

MONTE  PUGLIANO:  SCRIGNO DI  BIODIVERSITÀ

Monte Pugliano (202 m) è un rilievo alquanto isolato, al bordo della Valle Telesina, comunicante con la Valle Alifana situata a nord-est. Sotto il profilo morfologico Monte Pugliano colpisce per la presenza di un gran numero di doline (chiamati “puri“), la cui origine è da ricercare nella mineralizzazione di talune acque del fronte sorgentizio e nel ripetuto oscillare del livello di base carsico. Monte Pugliano è una bellezza unica sia dal punto di vista geologico che naturalistico che ha bisogno di una urgente valorizzazione ambientale. Oltre a possedere numerose doline, è anche corridoio ecologico, cioè zona di collegamento che permette alle specie faunistiche di spostarsi verso zone più ampie ad alto grado di naturalità. Infatti, funge da collegamento tra il Parco Reg del Matese e il Parco Reg del Taburno-Camposauro e da ciò deriva la sua grande importanza ambientale. Va tutelato al fine di mantenerne la valenza ecologica e, per le sue emergenze geomorfologiche (le doline), naturalistiche (lo stato di climax della vegetazione mediterranea con la lecceta pura) e anche archeologiche (capanna ovile di età preistorica), va valorizzato per permetterne una fruizione sostenibile.
Flora e FaunaAttraversando monte Pugliano ancora oggi appaiono evidenti ampie e profonde voragini, simili a crateri o bocche di vulcano, che la nostra gente definisce comunemente puri. De Blasio, nel suo studio sulla capanna-ovile, ne fa menzione descrivendone quattordici, precisando nel contempo di non poter stabilire quando si formarono questi burroni. Così dice: “intorno all’epoca in cui avvennero tali sprofondamenti, di 13 di essi non è rimasta memoria; uno si formò circa un secolo e mezzo fa e tutti, indistintamente, divennero più profondi in occasione del terremoto del 1815”. I Puri di Monte Pugliano debbono la loro genesi sicuramente all’azione erosiva dell’acqua. Le acque carsiche contenute all’interno della montagna da tempo immemorabile, con la loro azione erosiva, procurano delle fratture al suolo e delle sconnessioni in tutto il sistema roccioso. Ciò conduce alla formazione di meati interni che, sottoposti a loro volta a continue erosioni, determinano la formazione di ampie caverne in progressivo mutamento.
Il Sentiero per la Dolina I Puri quindi non hanno una origine vulcanica ma nascono per lo sprofondamento di caverne interne alla montagna; secondo A. De Blasio il loro nome popolare è in definitiva una semplice corruzione “putei” dato che tali sprofondamenti, visti da lontano, assomigliano a tanti pozzi. Appare evidente come molti di questi puri originano in conseguenza del terremoto del 1349 che deve aver assunto proporzioni davvero catastrofiche; basti pensare che proprio in quell’occasione originano le mofete e le acque solfuree. I puri hanno svolto la funzione di deposito piovano, offrendosi oggi come luogo di suggestione quasi lunare.

Gianna Volpe, ONC, CAI Benevento
Foto di Filippo Cerulo